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24-04-2017 Becca di Monciair (3544 m)
Da diversi mesi sogno di salire la Becca lungo la sua parete nord; propongo questa via ai miei amici Camosci e, tra un impegno e l'altro, riusciamo a ritagliarci un week-end di tempo splendido per tentare la scalata. Questo tipo di salita viene solitamente consigliata nei mesi di maggio-giugno ma, visto lo scarso innevamento invernale, le persistenti condizioni di alta pressione e le rassicurazioni del gestore del rifugio Vittorio Emanuele sulle buone condizioni della parete, decidiamo di anticipare ai giorni 23, 24 e 25 aprile. Partiamo domenica 23; siamo in tre: Alessandro, Marco ed io. Dopo un lungo viaggio raggiungiamo Pont (1960 m), località turistica immersa nel cuore del Parco Nazionale del Gran Paradiso. Le condizioni meteo sono perfette e lassù in alto già si intravede la Becca… Vista da quaggiù fa un certo effetto… Ci prepariamo con calma e alle 12:50 iniziamo la salita verso i 2737 metri del Rifugio Vittorio Emanuele.



Il sentiero, sebbene innevato, è assolutamente ben tracciato anche grazie ad una numerosa presenza di sci-alpinisti. Inutile commentare le meraviglie che ci circondano in ogni direzione. Contrasti, riflessi e sfumature di colore che neanche il miglior artista riuscirebbe a creare…







Guardate bene! Tutti gli altri alpinisti che vedete in queste foto sono sciatori provenienti da ogni parte d'Europa… Noi siamo gli unici che procedono a piedi. Non so se esserne fiero o sentirmi inferiore… Probabilmente la seconda… Saliamo con estrema calma gustandoci l'infinito della Natura…







Alle 16:10 raggiungiamo il



Bisogna reintegrare i sali persi… cosa c'è di meglio di una birra?



Prendiamo posto nella nostra "suite", una sorta di bungalow leggermente distaccato dal rifugio centrale che è stracolmo di gente. Ci è andata di lusso! Abbiamo a nostra intera disposizione una camera da nove posti persino riscaldata… TOP…



Dopo un piccolo riposo, ci prepariamo per la cena dove conosciamo un gruppo di simpatici sciatori trentini. Tra un brindisi e l'altro



si finisce con il parlare di montagna… Ma no!? Con enorme piacere constatiamo che loro sono già stati diverse volte in Abruzzo per sciare nelle nostre meravigliose vallate. Bello sapere che la nostra regione è così apprezzata anche da chi di montagna se ne intende davvero….
Finita la cena, buttiamo un ultimo sguardo alla Becca… senza parole...



Speriamo di riuscire a sedurla in modo che, domani, possa accoglierci sulla sua vetta.

LUNEDI' 24 APRILE
La sveglia suona alle 04:30 per la colazione ma gli auspici non sono dei migliori. Alessandro non si sente in gran forma e, dopo averci pensato molto, decide di dare forfait. Siamo ovviamente tutti molto dispiaciuti anche perché lui era stato uno dei principali fautori di questa salita. Allora tocca a me e a Marco tentare di portare la bandiera dei Camosci sui 3544 metri della Becca. Ci prepariamo con un velo di tristezza e alle 05:30 siamo pronti per partire.







Ci dirigiamo verso la Nord del Ciarfaroon; ben presto, però, pieghiamo a destra e raggiungiamo la sella che fa da spartiacque tra il versante settentrionale e quello occidentale del Ciarfaroon. Nel frattempo il sole inizia a riscaldare un'aria neanche troppo fredda e il cielo si tinge di arancio. Le condizioni della neve non sono eccezionali. Il manto non è mai troppo duro e, a volte, sprofondiamo di diversi centimetri. Il paesaggio è invece un vero Paradiso…







Da questo punto in poi avremo sempre davanti agli occhi la parete Nord della Becca il cui profilo cambia passo dopo passo. Da lontano sembra un muro inviolabile, da vicino ti accorgi che il pendio è appoggiato. Le relazioni parlano di uno sviluppo di 350 metri con pendenze costanti di 45-50 gradi, passi di II grado con una difficoltà complessiva stimata in AD. In teoria niente di troppo tecnico… Ma, si sa, quando si fanno queste vie le condizioni dominano la scena e le difficoltà possono aumentare all'improvviso in base a diversi fattori. Nel frattempo continuiamo ad avvicinarci





e alle 07:30 ci troviamo sotto la parete (3200 metri circa). Ci leghiamo di conserva e iniziamo la salita seguendo la via classica, cioè al centro della parete. Disastro… la neve non tiene per niente, una sottile crosta superficiale sembra essere portante ma è solo una mera illusione… ad ogni passo sprofondiamo fino al bacino. Siamo lenti, procediamo con molta fatica e le condizioni non ci ispirano fiducia neanche dal punto di vista della sicurezza. In mezz'ora non riusciamo a superare neanche 100 metri di dislivello. Il morale è bassissimo… a malincuore decidiamo di tornare sui nostri passi…



Torniamo quasi alla base della parete e cerchiamo una soluzione alternativa. Ci dirigiamo verso la fascia rocciosa e la costeggiamo sperando che le condizioni siano migliori. In effetti è proprio così: a ridosso delle rocce la neve tiene meglio ma soprattutto troviamo delle tracce di qualcuno che ci ha preceduto. Sapere che un altro alpinista è già passato da queste parti ci rincuora e procediamo con rinnovata speranza anche se nessuno di noi due vuole porsi una meta ben precisa. Le nostre menti avevano già accettato la sconfitta… ora tutto quello che verrà sarà un successo.





Man mano che saliamo la pendenza aumenta e il canale si stringe… La neve continua a non essere il massimo ma le tracce facilitano la progressione sia da un punto di vista fisico che mentale…







Ormai siamo sui 3400 metri. Ci avviciniamo alla cresta e ai tratti di misto sotto la vetta. L'esposizione si fa decisamente importante. Ci sono passaggi in cui si arrampica proprio sul filo con diverse centinaia di metri di vuoto in ogni direzione. Severamente vietato sbagliare. Per ridurre al minimo i rischi, procediamo in conserva protetta, Marco in testa ed io in coda.





L'ambiente è eccezionale, indescrivibile a parole… come le sensazioni vissute fatte di adrenalina, brividi, voglia di vivere e di arrivare… Ormai ci siamo quasi… Alle 10:30 in punto raggiungiamo la Becca di Monciair!





Non sono in grado di trasmettervi tutto quello che il mio cuore, la mia mente e i miei occhi hanno provato e visto… troppa bellezza.
Le immagini presenti in questo video

https://www.youtube.com/watch?v=R7DcYqszqi4

forse vi aiuteranno a capire il mio stupore… Raggiungere una vetta e godere della sua "conquista" è solo una parte del tutto. Il tutto lo raggiungi quando torni a casa. E la discesa non è proprio da sottovalutare… Ci muoviamo lungo la cresta est: la neve in questo versante è un po' più dura ma l'esposizione continua ad essere significativa. Bisogna essere molto concentrati perché se sbagli precipiti lungo la nord. Scendiamo quasi tutta la cresta disarrampicando con due piccozze perché un'eventuale scivolata su questo terreno sarebbe fatale...





Con passo lento e sicuro raggiungiamo il tratto chiave della discesa: il superamento di un gendarme. Dopo aver studiato le varie opportunità, lo scavalchiamo utilizzando le giuste precauzioni e protezioni. Poco oltre raggiungiamo un gendarme molto più alto del precedente alla cui sinistra precipita il Canale del Gendarme, ultimo collegamento prima di uscire dalle difficoltà.





Pieghiamo a sinistra per immetterci nel predetto canale le cui pendenze si aggirano sui 35-40 gradi. Dopo 200 metri di dislivello siamo di nuovo alla base della Nord (12:30). Meritata pausa pranzo e ultimo sguardo alla vetta appena salita con i percorsi seguiti...



A questo punto via verso il rifugio



che raggiungiamo alle 14:00. Alessandro è lì che ci aspetta; siamo felici di sapere che sta bene e che ha seguito la nostra salita con il binocolo posto sulla terrazza del rifugio. Anche i nostri amici trentini si complimentano con noi… In effetti (noi esclusi) tutti gli ospiti del rifugio erano esperti sci-alpinisti diretti verso il Gran Paradiso. Nessuno di loro, però, ha salito, oggi, la Nord della Becca. Stavolta possiamo esserne fieri senza sentirci inferiori… Dopo la solita pausa birra, riprendiamo il cammino verso Pont (16:30).







Lascio a malincuore questo Paradiso in cui ho vissuto delle emozioni intense che ho avuto il piacere di condividere con persone splendide che hanno dimostrato il loro altruismo… Legarsi ad un altro significa affidargli la propria vita. In una cordata, come in un rapporto di amicizia, deve esserci fiducia, armonia, intelligenza, competenza… Oggi ho respirato tutto questo grazie a te, mio caro Marco. Come non ringraziare poi Alessandro che ha messo gli interessi del gruppo di fronte ai propri? Avresti potuto essere più egoista e tentare lo stesso… e invece non l'hai fatto (ben sapendo quanto ti sia costato) e hai tifato lo stesso per noi! Infine grazie al misterioso e invisibile alpinista che ci ha mostrato la via con le sue tracce: non conosciamo il tuo nome ma sei stato una guida preziosa…

Concludo con alcuni scatti del centro storico di Aosta dove ci siamo fermati per degustare una squisita cena tipica…









L’essere umano è fatto di ragione e bellezza, legate tra loro da una strana alchimia. Entrambe, però, ci rendono quello che siamo ed entrambe ci fanno evolvere. Percorrere un sentiero che porta alla vetta significa scalare la bellezza che è dentro di noi, per poi possederla completamente e perderla allo stesso tempo una volta conquistata. In questo modo la montagna diviene una metafora di tutto ciò: la continua ricerca della bellezza e della sua vetta, attraverso corpi mortali che anelano l’infinito nel respiro del tempo.

1 Commenti
Articolo del 19 Jun 2017 by ClemClem
by alfredo @ 19 Jul 2017 08:15 am
Complimentissimi per la riuscita dell'impresa! smile
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