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17-09-2006 da Palena a Femmina Morta


La fame…questa strana sensazione che si verifica al nostro interno, sembra una medaglia con due facce (anche perché medaglie con un faccia sola non credo che esistano), il lato luminoso ed il lato oscuro.
Arriva di soppiatto, inizialmente come un delicato e piacevole languorino, successivamente aumenta pian piano, ti toglie le forze e sei finito se non metti qualcosa sotto i denti.
Questo fondamentale bisogno fisiologico è spesso confuso con la più volgare e banale golosità.
A volte la linea di confine tra i due elementi non è ben definita infatti, molto spesso, quando la sensazione di fame è appagata, si continua a mangiare solamente per semplice golosità.
Quest’ultima ha influito notevolmente sulla scelta della nostra escursione.
Il saggio signore, nativo e residente in uno sperduto borgo rurale della provincia di Chieti, ha deciso di percorrere un sentiero nelle vicinanze (o quasi) del paese di Gessopalena (CH).
Perché? Il vecchio buon diavolo ne ha pensata una delle sue; al termine dell’ escursione vuole recarsi ne suddetto paese per deliziare il suo palato con i formaggi provenienti dalle varie località d’abruzzo.
Scusa, ma a Gessopalena ci sono vari tipi di formaggio?
Si, c’è una manifestazione alla quale partecipano molti espositori delle aziende casearie abruzzesi che offrono assaggi dei loro prodotti ai visitatori.
Hai capito quel golosaccio di Antonio!?!
Palena, ore 08:10.
-“Che ora hai detto?”
08:10
-“08:10!!!! Come mai così tardi?”
Partiamo più tardi del previsto in quanto il tempo non è dei migliori quindi prevediamo di non effettuare un’ escursione molto lunga (niente di più sbagliato!)


Iniziamo a percorrere il sentiero 27b (sulla carta è segnato 27a) che parte dalla strada circa 1 km dopo il  paese in direzione Lama dei Peligni.
Il cielo uggioso, la poca voglia di camminare (per via del tempo), le poche ore di sonno alle spalle, la poca pendenza del bosco e, soprattutto, la destinazione ignota, fanno in modo da rendere pall…ehm…noioso questo monotono sentiero.
I segnavia sono radi e posizionati male, io non aspetto altro che non si vedano più in maniera tale da tirare su dritti.
Purtroppo questi, seppure con difficoltà, si vedono ancora però, Antonio si stanca di proseguire in questo modo soporifero.
Decidiamo così di puntare un alberello che spunta solitario sopra un colle su di noi.
In breve lo raggiungiamo ed un’altra lunghissima salita prativa ci separa dalla cresta.


Antonio non si smentisce mai, deve costruire gli omini persino su un sentiero che non esiste!


Il prato non è molto ripido e camminiamo spediti senza problemi (all’inizio), poi sorge il primo piccolo problema: il vento.
Per dribblare l’ostacolo indossiamo dei capi più pesanti.
Poco dopo ecco il secondo problema: la pioggia.


Niente paura, con le giacche a vento si risolve tutto.
Con indifferenza e ecco il terzo problema che transita in senso contrario: il freddo.
Per fortuna abbiamo guanti e cappello.
Ma la cosa grave è il quarto problema…le lumache!
A questo ostacolo il nostro provinciale amico non può nulla, si deve inchinare alla loro potenza ipnotica ed inizia a corrergli dietro per poi raccoglierle.
Dobbiamo camminare ancora tanto, il tempo stringe e l’altro tempo sta quasi per finire con rale.
Niente da fare, il richiamo del succulento mollusco è troppo forte, nulla smuoverà il saggio farchiarolo dalla raccolta delle viscide bestioline anzi, come un virus contagioso…


… anche i due compagni di viaggio (trombetta e psyco) lo aiutano.
Io non posso, devo desistere, devo fare qualcosa altrimenti sarò sicuramente contagiato.
Mi separo dal gruppo e, fra la terrificanti nebbie, continuo la salita verso l’ignoto.
Arrivo in cresta, mi fermo e, sotto un allegro venticello (non troppo allegro!) aspetto i miei amici.
Ecco una sagoma che si dirige verso di me…è Giustino…ma…ma è da solo, forse sarà guarito dal virus della ciammaìca?
Si, c’è l’ha fatta, viene verso di me col suo solito buon umore!
Si siede per terra per riposarsi dalla salita, mi tende la mano chiusa, la apre e…nooooo…sette lumache bianche pascolano sul suo viscido guanto.
Altre due sagome si distinguono in lontananza nella nebbia, sono i restanti due del gruppo che si avvicinano come zombi verso di noi.
Il canuto signore, conquistatore del Kilimanjaro e del Gran Canyon (non so se si scrive così) reca in mano un bustone dell’immondizia colmo dei viscidi molluschi che tanto gli deliziano il palato mentre, il giovane faccia da schiaffi, cammina a quattro zampe come un cane da caccia nel tentativo di fiutare le prede.
Fortunatamente fiuta solo le prete (pietre) in quanto dei bavosi animaletti non si vedono più le tracce.
Sembra che il virus si sia attenuato continuiamo così la nostra escursione.
Si, ma dove andiamo?
Visto che siamo arrivati fin quassù, perché non fare una visita a Tavola Rotonda (2403m)?


Come dei ciechi senza pastore tedesco, ci inoltriamo nella nebbia alla ricerca di questa località d’alta quota.
Adesso, oltre alla nebbia, subentra anche il vento freddo…credo che la Tavola Rotonda possa aspettare!
Raggiungiamo un’altura ma non si capisce dove ci troviamo, un colpo di vento libera la visuale per qualche istante.
Freeeect!!! (caspiterina!) Sotto di noi c’è la pianura di Femmina Morta e, se proseguiamo lungo cresta in direzione N, c’è il monte Macellaro (2636m).
Per andare sulla Tavola Rotonda dobbiamo attraversare la valle in direzione O e poi andare verso S, oppure andare direttamente verso SO, altrimenti si potrebbe scendere nell’altopiano verso O, percorrerlo al centro verso S, giungere sotto la cima di Tavola Rotonda e salirci direttamente (O), se non piace questa ipotesi, si potrebbe anche tornare indietro…
Praticamente, per raggiungerla è un macello poi, non abbiamo tempo e, come ho detto prima, l’altro tempo finisce sempre più con il suffisso rale.
Sono le ore 12:55, siamo ad una quota di circa 1500m, ai nostri piedi c’è un mucchio di sassi…cosa vogliamo di più? Per noi la meta è questa!
Veramente la Meta si trova nel Parco Nazionale d’Abruzzo…si, si scusate, anche Lazio e Molise.

      
Due foto veloci e scendiamo di quota per ripararci dal vento.
Siamo in una bellissima e sconosciuta valle verde, propri l’ideale per consumare il panino.
Solo quello psicopatico di Giustino non mangia (per forza, mangiava mentre camminava!) ma, gira intorno a noi con la speranza di trovare qualche bianca lumachina. Nooo, ancora!
Ore 13:15, ripartiamo e ci inoltriamo in una valle che scende in direzione Guado di Coccia (speriamo).
Mentre  si cammina, normalmente, si parla del più e del meno ma, a parlare sono solo io…cosa sarà successo? Non sento le voci dei miei amici, mi volto dietro e…ma nooo! Non è possibile! Una ricaduta!


Si trovano un centinaio di metri (di dislivello) dietro di me con le teste fra le pietre.
Mi siedo rassegnato su un masso e aspetto che la malattia faccia il suo corso.
Dopo molto tempo (circa mezz’ora) mi raggiungono con le buste sempre più gonfie, dico loro da quale direzione ho intenzione di scendere e mi avvio lasciando i compagni nella pratica della nobile arte della caccia.
Mentre cammino mi volto saltuariamente per vedere se mi vengono dietro, si lo fanno, ma …a passo di lumaca. Ah, ah, ah.
Solo la pioggia può dare una sferzata di vitalità a questa molluscosa situazione, prego con tutte le mie forze che questo avvenga.
No, non è possibile, lassù qualcuno mi ama! Sta piovendo!
Mi volto sorridente per controllare la situazione e…niente, è peggio di prima…d’altronde questi gasteropodi vengono fuori con la pioggia!
Allora vado avanti per la mia strada senza voltarmi più e, ad un certo punto, ecco il sentiero che taglia la montagna a mezza costa:dovrebbe essere il 27, quello che da Macchia di Taranta porta a Guado di Coccia.
Non mi sembra corretto andarmene avanti senza badare ai miei amici, anche se hanno contratto questo virus perciò, aspetto il loro arrivo, tanto ha smesso di piovere!
Dopo qualche minuto ecco i tre ciammaicofagi che arrivano di gran carriera lungo un canalone pietroso.
Mi raggiungono, senza dirmi niente mi sorpassano e percorrono il sentiero verso il famoso passo. Grazie!


In poco tempo eccoci a Guado di Coccia (1674m), prendiamo il sentiero della libertà (indicato con segnavia tricolori) che in circa un’ora ci conduce alla strada asfaltata che porta a Palena.
Ora bisogna soltanto tornare in macchina, dobbiamo percorrere l’asfalto fino a raggiungerla.


Il buon vecchio amico, residente in una contrada di Chieti chiamata S. Salvatore, rimane indietro e si ferma a cogliere delle mele selvatiche da un albero lungo la strada.
L’argomento non ci sfiora minimamente e proseguiamo per la nostra strada. Poco dopo si ferma accanto una macchina dove, al suo  interno, vi sono dei soci del C.A.I. di Guardiagrele amici di Giustino.
Uno di loro, di nome Lelio (che saluto vivamente) ci dice: “Guardate che Giustino non sta bene, ha iniziato a vomitare e non ha voluto neanche un passaggio, è meglio che tornate indietro per soccorrerlo”.
Che pizza! Quel maiale si è scrofanato un albero di mele “velenose” ed ora si sente male.
Mio fratello si toglie lo zaino ed inizia a tornare indietro quando, la macchina dei guardiesi si ferma vicino alla nostra ed ecco che il deficiente di Jusctin scende burlandosi di noi.
Auà stù voccapèrt’! (osservate che idiota!) ci ha fatti fessi.
Alle 16:00 circa siamo alla macchina.
Non possiamo cazzìarlo in quanto siamo in presenza di altre persone.
Indossiamo l’abito della festa (straccioni più di prima) e ci rechiamo a Gessopalena dove, il caro uomo del paese lungo la Val di Foro, può dare sfogo al primordiale istinto per il quale l’essere umano diventò disumano…la fame!


Menomale che, per via del maltempo, non dovevamo effettuare un’ escursione lunga! Abbiamo coperto circa 1700m di dislivello (da 800m a 1500m) per un totale di 8ore (un turno di lavoro) senza incontrare un qualcosa che assomigliasse, non dico ad un rifugio ma, ad un riparo.
La possibilità di pernottare più vicina, la si trova nel rifugio Macchia di Taranta (C.A.I. Lanciano) il quale si trova sul bordo ovest del Vallone di Taranta a 1864m.
L’acqua…solo se piove!
Non vorrei essere monotono e ripetitivo ma, come sempre, saluto tutti i “Camosci d’Abruzzo” ed i loro amici.
Un appello a tutti i lettori: uè, guardate che se vi viene in mente di lasciare un commento, potete farlo senza aver paura che mi adiri, anche se non siete membri dell’associazione, il commento è libero e, soprattutto, gratuito!
Ciao, ciao!



 




 
7 Commenti
Articolo del 21 Sep 2006 by Alfredo
by alfredo @ 26 Sep 2006 09:10 pm
Ma tutte quelle lumache che fine faranno? wassat
Mica saranno uccise per po essere mangiate!? crying
by alfredo @ 26 Sep 2006 09:11 pm
se così fosse, posso partecipare anche io alla cena? tongue
by alfredo @ 26 Sep 2006 09:12 pm
Mi piacerebbe assaggiare lumache e pecorino...lo devo dire ad Antonio.
by camosciojustin @ 27 Sep 2006 12:46 am
Alfrè... il quarto problema mi ha molto divertito laughing laughingsto ancora ridendo ed è passata una settimana ma, ti sei dimenticato - anzi quando voi vi stavate abbuffando quei panini io non stavo cercando mollushi ma prataioli. (commento bello ma molto lungo) ah! sull'ultima foto mancano due piccole escrescenze. Speriamo che l'interessato non allunghi mai il filo.Ciao camo'
by Attilio @ 29 Sep 2006 08:24 pm
Alfredo, ti faccio rilevare che il nome del paese e Gessopalena, in una sola parola.
by alfredo @ 02 Oct 2006 01:05 pm
Chiedo scusa per l'ignoranza.
Provvederò immediatamente alla correzione.
by alfredo @ 02 Oct 2006 01:11 pm
correzione effettuata. wink
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